fregandosene
di tutto e tutti, di chi lo conosce, di chi potrebbe vederlo,
di chi potrebbe giudicare... di chi potrebbe dire "Ma come,
ha vent'anni meno di te! ". Poi Claudio, rimettendosi a guardare
la
partita, si accorge che poco più in là ci sono proprio Filippo
Accado
e la moglie. Lo hanno sentito urlare e ora lo stanno fissando.
Lui li saluta con un grande sorriso, sbracciandosi quasi.
"Ciao Filippo. Ciao Marina" e abbraccia di nuovo Francesca,
volendo suggellare in tutto e per tutto e definitivamente quella
sua
ottima scelta. Anche perché, a essere precisi, ha ventiquattro
anni
meno di lui. I due Accado accennano un sorriso, preoccupati di
essere
diventati incolpevoli testimoni di quella che, almeno per loro,
fino a quel momento era stata semplicemente solo una diceria.
Claudio
lo sa. Ed è felice d'averla del tutto confermata. Poi guarda
Francesca.
Bella, morbida, naturalmente abbronzata, giovane e soprattutto...
non rompicoglioni! E le sorride.
"Certo, se mi fossi chiamato Paolo... saremmo stati noi i Paolo
e Francesca del terzo millennio ! "
E lei, che già non capiva nulla di calcio, fa segno di sì anche
questa volta. Claudio capisce d'essersi spinto troppo in là. È
vero,
non si può avere tutto. E allora, per ritrovare la sicurezza della
sua
scelta, tira fuori una sigaretta. Sta per accenderla ma questa
volta
Francesca sa cosa dire.
"Ma Claudio, ne hai fumata una poco fa..."
"Hai ragione cara." Sorride e rimette la sigaretta nel pacchetto,
poi riprende a guardare la partita. Con la coda dell'occhio, senza
farsi accorgere, osserva ancora Francesca. Lei ciancica una gomma
a bocca aperta, canticchiando una strana canzone brasiliana. Ha lo
sguardo un po' fumato, perso in chissà quale pensiero. Ho fatto
bene?
È veramente questo quello che volevo? Claudio ha un attimo
di panico. Be'... sì, penso proprio di sì. Almeno finché dura. Poi
ripensa
alla sua grande decisione. Al grande salto fatto appena una
settimana prima. In fondo è stata proprio Francesca a convincermi
del tutto. Sì, è lei la donna che aspettavo. Devo tutto a lei. È
merito
suo se la Z4 celeste ora è parcheggiata fuori dal circolo. Allora
Claudio riprende a guardare la partita entusiasta e felice.
"Forza ragazzi! Pareggiate! Fateci un bel goal!" e non sa che
proprio in quel momento un semplice boro della Garbatella si
è portato via la sua Z4. Con un semplice spadino da 1 euro se n'è
portati via 42.000... Euro più, euro meno.
Paolo e mio padre hanno deciso di andare al cinese a via
Valadier. Quello dove vanno tutti e da dove tutti escono puzzando
di fritto. Sono seduti a un tavolo. Ridono e scherzano in
compagnia
delle loro donne. Hanno ordinato un sacco di roba. Dalle alghe
fritte agli immancabili involtini primavera, dal maiale in
agrodolce
alla anatra pechinese. Passando per la zuppa di squalo, il
manzo croccante, i ravioli al vapore e quelli alla griglia, il
piatto
novità. Hanno assaggiato di tutto. Si sono rimpinzati provando
ogni tipo di salsa su quello strano piatto girevole che i cinesi
ti mettono
apposta al centro del tavolo per farti sentire un perfetto
orientale.
Ma quando ti arriva il conto anche se è scritto in cinese e ha
una strana linea finale a indicare uno pseudosconto, dovresti
capire
che per loro sarai sempre e solo un occidentale. Paolo e mio
padre si rubano di mano il foglietto. I cinesi stanno lì davanti.
Si
divertono e sorridono a guardarli. Che gliene frega a loro... Dopo
quella solita ridicola pantomima, comunque vada, uno dei due
pagherà
il conto.
Martina e Thomas sono seduti sulle scalette del comprensorio.
Mangiano un pezzo di pizza. Rossa.
"Però... è proprio buona. Dove la compri?"
"Qua vicino. Ti piace?"
"Molto."
"Sai, volevo offrirtela già da tanto tempo, ma non sapevo se ti
andava. "
"E certo che mi va! Anzi, magari domani la compro io e facciamo
ancora merenda qui. Si sta bene seduti sugli scalini. Ti va?"
"Forte, ok."
Poi Thomas, pulendosi come può la bocca con la maglietta, decide
di raccontarglielo.
" Sai Marti, qualche giorno fa stavo passeggiando in piazza quando
mi è successa una cosa stranissima."
"Cosa?"
"Mah, proprio qui. Stavo aspettando Marco che doveva riportarmi
il pallone e a un certo punto s'è fermato uno su una Honda
blu. Ma uno grande, almeno vent'anni. È sceso, m'ha dato una pezza
in faccia e poi lo sai cosa mi ha detto?"
"No, cosa?"
"Lascia stare Michela. E risalito in moto e se n'è andato. Ma ti
rendi conto? Michela che sta con uno di vent'anni!"
È un attimo. Martina sorride senza farsi vedere. Non ci può
credere. Step. È proprio pazzo quello. È uno di quelli che non
s'incontrano
spesso nella vita. Ma se accade, non c'è che da esserne felici.
Ma Thomas non molla.
"E sai chi sembrava? Ti ricordi quel tipo con il quale parlavi
un po' di tempo fa? Dai, quando io stavo seduto sulla catena e ti
ho salutato e voi stavate lì che parlavate davanti al giornalaio?
Hai
capito chi? "
"Sì, ho capito chi dici. Ma guarda che ti sbagli. Non è proprio
il tipo. E poi scusa, ma ti pare che uno come quello si mette con
Michela? Con Michela ci si mette uno come te."
"Io? Ma che sei pazza? Io le sto dietro perché s'è fregata il mio
ed dei Simple Plan, sai Still Not Getting Any? Gliel'avevo
prestato
un mese fa. Ma si vede che quando le ho detto 'Si chiama Pietro e
torna indietro' lei ha capito che il ed tornava indietro da solo!
"
Martina sorride. Non tanto per il tentativo malriuscito di
battuta,
ma perché inizia a capire come stanno le cose.
"Comunque se è quello il tipo, oh diglielo: 'A me di Michela
non me ne frega niente'."
"E certo per paura..."
"Ma che paura ! Io quello se lo ribecco lo faccio nero. Cioè,
magari
tra qualche anno. Ti giuro che comincerò ad andare in palestra.
Anzi no, di più, mi iscrivo al corso di wrestling, voglio
diventare
come John Cena, magari faccio anche una canzone rap. È un
tipo fortissimo, hai capito chi è?"
No.
"Ma non conosci nessuno! "
Thomas alza le spalle e dà un altro bel morso alla pizza. "Mmm
che buona..."Alla fine sorride anche lui, dimenticandosi di quel
fatto.
E fa bene. Nella vita cerchiamo sempre una spiegazione. Perdiamo
del tempo cercando un perché. Ma a volte non c'è. E per triste
che sia, è proprio quella la spiegazione. Thomas parla con
Martina,
ridono e scherzano di altre cose. Poi si guardano. Lei nello
stesso
modo di sempre. Lui come forse non aveva ancora mai fatto. E
sorride.
Forse perché lei lo ha tranquillizzato su quello schiaffo. Forse
semplicemente perché quella ragazzina non è poi così male. Non lo
sa. Non importa. Nel frattempo la pizza finisce. E qualcosa
inizia.
Poco più lontano. Un altro comprensorio. Lì dove in un modo
o nell'altro andranno tutti. Senza rogiti particolari, senza
investimenti
azzeccati o un colpo di fortuna. Dove si è ospiti naturalmente.
Senza riunioni di condominio, senza un amministratore noioso o
un vicino troppo rumoroso. In quel posto dove non è più importante
quanto guadagni ma quanto sei stato capace di dare. Il cimitero.
Nel silenzio di quei prati curati, tanti nomi e semplici foto non
riescono a raccontare il tanto di tutte quelle vite. Ma i volti, i
sorrisi,
il dolore dei loro visitatori raccontano in un attimo la bellezza
di tutto quello che sono stati e la loro continua mancanza. Ecco.
Da un po' di tempo Pollo non è più solo. Ora a fargli compagnia
c'è un altro pezzo della vita di Step. Sua madre. Tutti e due
hanno
dei fiori bellissimi, ancora freschi di vita e d'amore.
Quell'amore
che Step non ha mai risparmiato, che non ha mai avuto la
possibilità
di dimostrare fino in fondo. E nel silenzio di ogni giorno,
nell'eco
lontana della musica della vita che continua, un amico e una
madre stanno parlando. Di lui. Di tutto quello che è stato, di
quello
che i ruoli della vita non hanno permesso di dire. Quelle parole
che non sono state mai dette ma che sono sempre arrivate. Perché
l'amore non va mai perso.
Quando salgo sulla moto ormai è il tramonto. E proprio in quel
momento la vedo tornare. Gin. Con la sua guida veloce, così come
è lei. Segue la curva con la testa, canticchia la canzone che sta
ascoltando
in quel momento. Chissà qual è. Ma sembra di nuovo allegra.
Come sempre. Come l'avevo lasciata. Bella del suo sorriso, della
vita che ha, dei sogni che rincorre, dei limiti che non conosce.
Libera. Libera da tutto quello che non le interessa e anche di
più.
E allora mi allontano così, vedendola stupita, mentre sorride. E
sono
felice. Come non ero da tanto... Colpevole solo di quella scritta.
Immensa. Su tutto il suo palazzo di fronte. Splendida, diretta,
vera. E ora non ho più dubbi. Non ho rimorsi, non ho più ombre,
non ho peccato, non ho più passato. Ho solo una gran voglia di
ricominciare.
E di essere felice. Con te Gin. Sono sicuro. Sì, è proprio
così. Vedi, l'ho anche scritto. Ho voglia di te.
***
I miei ringraziamenti.
Vorrei dire grazie a tutti coloro che nel bene o nel male, e
soprattutto a loro
insaputa, mi hanno dato uno spunto. In fondo la vita è bella
proprio per questo,
perché non dipende solo da te. Un libro invece sì. Voglio
ringraziare chi mi ha volutamente
aiutato.
Grazie a Giulia e ai suoi ottimi consigli. Ma soprattutto ai
momenti bellissimi
che mi ha regalato. Ne ho nascosti alcuni in questo libro, perché
non vadano
dimenticati.
Grazie a Riccardo Tozzi e a sua nipote Margherita, a Francesca
Longardi e a
tutta la Cattleya, perché senza di loro magari questo mio secondo
libro non sarebbe
mai uscito.
Grazie a Ked (Kylee Doust) ! Al suo entusiasmo, al piacere di
ascoltare i suoi
ricordi che alla fine si confrontano con i miei e diventano dei
preziosi consigli.
Grazie a Inge e Carlo Feltrinelli e a tutti gli amici della forza
vendita che hanno
"materialmente" portato il mio libro in giro per l'Italia.
Grazie a Maddy che mi corregge, mi insegna molto e in cambio ride
e si diverte
imparando un po' di sano "gergo romano".
Grazie a Giulia Maldifassi, a Valeria Pagani e a tutte le amiche
dell'ufficio
stampa che mi hanno fatto conoscere e girare l'Italia!
Grazie ad Alberto Rollo che in maniera severa ma piacevole trova
sempre il
modo per indicarmi la via migliore dello scrivere e io
naturalmente lo ascolto.
Grazie ai Budokani, i miei amici, quelli veri, quelli che ci sono
sempre non
solo nelle pagine e nei ricordi.
Grazie a tutti i miei parenti che mi sopportano e dividono con me
il "divano
dei pensieri".
Grazie a Carlantoine, nobile ispiratore!
Grazie al mio "Brother" Mimmo. Quando gli leggo quello che ho
scritto,
lui chiude gli occhi. Poi sorride e annuisce come a dire: "Sì,
vanno bene". Fa
così anche in mare quando sceglie le correnti e il vento.
Grazie a Luce e ai suoi morselletti che mi piacciono sempre tanto.
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